venerdì, 24 novembre, 2017

Cinema di Strada

BRUCIA RAGAZZO BRUCIA

Brucia, ragazzo, brucia
di Ferdinando Di Leo

con Francoise Prevost, Giovanni Macchia, Michel Bardinet

Italia 1968 – Erotico- Durata 91’

“E’ Il primo film erotico italiano sull’orgasmo femminile…” (Morandini)
“Credo di essere stato l’unico regista in Italia contro cui sono stati organizzati sit-in da parte di preti e fascisti per il film, Brucia ragazzo brucia, prima e dopo l’assoluzione”(Di Leo)

La cosiddetta rivoluzione sessuale – centrale nelle contestazioni giovanili del ‘68 – approda sugli schermi italiani in una serie di pellicole nelle quali spesso il racconto si articola nel semplice confronto – scontro tra personaggi “emancipati” e borghesi “all’antica”. In fondo la semplice trovata aveva avuto un battesimo importante nell’ambizioso “Teorema” pasoliniano (presentato a Venezia, durante la turbolenta mostra del 1968), nel quale il giovane e misterioso intruso che sconvolgeva la vita di una convenzionale famiglia alto borghese era addirittura circondato da un’aura sacrale (l’OCIC cattolico oserà premiare il film). Fernando Di Leo, al suo secondo lungometraggio, adotta volentieri la formula e ottiene un’enorme, inatteso successo con Brucia ragazzo brucia (gennaio 1969; 90 min.), pellicola che scontò i prevedibili guai con la censura.
Clara (Francoise Prevost) non riesce più a tollerare il distacco e la freddezza di suo marito Silvio (Michel Bardinet) un uomo perennemente immerso nel lavoro che la raggiunge in vacanza solo per il fine settimana. Al mare Clara conosce Giancarlo (Giovanni Macchia) un aitante bagnino e, divenuta sua amante, scopre di essere una donna ancora viva e desiderabile. Nella speranza di scuotere il marito, dopo avergli confessato di averlo tradito, gli svela, con un pizzico di candore, di aver finalmente raggiunto l’orgasmo e scoperto una sessualità più appagante. Sandro è deluso e, ferito nel proprio orgoglio virile, dopo averle mostrato tutto il proprio disprezzo ed averla offesa pesantemente, la colpevolizza e le comunica, infine, che ha deciso di separarsi.
Durante la nottata passata in spiaggia, contempla la gioventù “rinnovata” che si diverte al suono dei rhythm & blues americani. Le svolte sociali giungono dunque dalla cultura giovanile d’oltre Atlantico mentre la spenta, attempata classe media europea sembra avere i giorni contati.
Di Leo,regista prediletto da Quentin Tarantino, è stato un intellettuale colto e raffinato che ha saputo farsi uomo di cinema operoso ed impegnato autore insieme scomodo e frainteso.
Attento osservatore dei propri tempi, amava raccontare la realtà con un cinema contraddittorio a volte ascetico e più spesso rozzo e sanguigno,fatto di montaggi in macchina e invenzioni a basso costo. Si destreggia tra insoliti primissimi piani di dettagli del viso, qualche complicato movimento di macchina,ripresi dal solito Godard, finalizzati al tentativo di dare una furbesca patina artistico – culturale a questo prodotto complessivamente modesto pur tuttavia assai significativo degli albori del cinema erotico italiano.
Condisce il film di erotismo libertario,sforzandosi di emozionare, sedurre, irritare, provocare.
Sono i tempi dell’emancipazione femminile, delle contestazioni giovanili e della rivoluzione sessuale per cui l’orgasmo è un traguardo da raggiungere. Il sesso sdoganato nella comunità hippy arriva a contaminare la società borghese diventando il viatico per una piena consapevolezza della femminilità e del ruolo paritario all’interno della coppia. Il rifiuto dell’uomo a riconoscere tale parità era ancora radicato ed erano ancora lontani i tempi del referendum sul divorzio e addirittura l’abrogazione del delitto d’onore. Il meraviglioso finale antonioniano è un profetico e metaforico quadro dei giorni nostri, in cui il tema del femminicidio è sulla bocca di tutti.
L’alba del nuovo giorno vede correre l’autoambulanza verso la casa della famiglia borghese. Una famiglia borghese che non esiste più, che si è dissolta al contatto con i valori edonistici della nuova generazione.

Mimmo Di Gennaro

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