mercoledì, 22 novembre, 2017

Cinema di Strada

CHANGELING

  • FOTOGRAFIATom Stern
  • MONTAGGIOJoel CoxGary Roach
  • MUSICHEClint Eastwood
  • PRODUZIONE: Imagine Entertainment, Malpaso Productions,
  • DISTRIBUZIONE: Universal Pictures,
  • PAESE: USA
  • DURATA: 140 Min
  • FORMATO: 35MM
Una madre nubile, Christine Collins. Suo figlio, il piccolo Walter di nove anni e una vita tranquilla nelle periferie di Los Angeles di fine anni ’20. Un lavoro, centralinista in una società telefonica e una promessa, quella di accompagnare suo figlio al cinema, mancata. A Christine tocca sostituire una collega, lascia il piccolo a casa da solo al suo rientro l’impensabile.

Comincia una corsa frenetica. I vicini, la polizia, le palpitazioni in aumento, cala il buio della sera, nessuna traccia di lui, pare non esser mai esistito. Finché, 5 mesi dopo, un bambino viene consegnato alla polizia dichiarando di essere Walter. Il ricongiungimento?

Christine presto si accorgerà che nella Los Angeles dell’era del Proibizionismo non c’è voce per le donne. Tacciata di paranoia e infermità mentale, è rinchiusa in manicomio colpevole di raccontare una storia scomoda.

Il riscatto? La rinascita? Il rispetto delle regole e la sete di giustizia? Sono queste alcune delle domande cui Clint Eastwood ci ha abituati nella sua attività di regista/produttore. Un film che lascia presto un segno nell’animo dello spettatore. Un ritratto amaro di una Los Angeles degli anni venti in cui dilagava la corruzione proprio nelle fila di chi doveva proteggere la cittadinanza.
Ispirato ad una vicenda realmente accaduta.

Presenti molti dei temi a lui cari: i deboli, le infanzie spezzate, la corruzione, la ricerca ostinata della verità, anche a costo di rimanerne scottati, il rapporto dell’individuo con il potere, la pena di morte, l’oggettivazione del paziente nel sistema sanitario.

Changeling è anche il ritratto di una donna, sola, che con determinazione e compostezza, animata dal senso materno e dalla sete di giustizia, riesce a tenere testa ad una società malata, a istituzioni ben più forti di lei.

Quante volte abbiamo pensato che fosse meglio nascondere una scomoda verità piuttosto che ammettere i nostri limiti, i nostri sbagli, superficialmente incuranti delle ricadute che una simile scelta possa avere su chi ci circonda?

Clint non perde occasione per dirci, da un lato, che bisogna sempre lottare, dall’altro, che l’umiltà è valore imprescindibile che va sfoggiato, anche a costo di perdere!

Nicola Stragapede

 

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