mercoledì, 22 novembre, 2017

Cinema di Strada

FAHRENHEIT 451

 

Fahrenheit 451

Regia:  François Truffaut

Anno di uscita: 1966
con Cyril Cusack, Julie Christie, Anton Diffring, Oskar Werner e Alex Scott

Genere: Fantascienza

durata: 112′ min

Distribuzione: Universal

 

Sinossi

“Dietro ognuno di questi libri c’è un uomo è questo che mi interessa” 
Montag-pompiere della squadra Fahrenheit 451

 

Tratto dall’omonimo romanzo fantascientifico di Ray Bradbury Fahrenheit 451 è la temperatura alla quale i libri prendono fuoco. In un’atmosfera quasi hitchcockiana ( per musiche e fotografia) pompieri dall’aspetto futuribile hanno smesso di spegnere incendi e appiccano fuochi a favore della disciplina e delle regole in una sorta di società controllata.
Il capitano dei pompieri indottrina uno dei migliori esecutori di ordini Guy Montag, tanto silenzioso e dimesso quanto degno di una promozione proprio per le sue qualità. I libri non servono a niente, sono soltanto spazzatura, inducono nelle persone comportamenti antisociali, non hanno niente da dire, i romanzi distorcono la realtà poiché chi legge comincia a desiderare di vivere in maniera diversa, leggere è soltanto un pretesto che non ha un motivo di essere e chi conserva in casa romanzi e saggi è punito severamente con l’arresto assistendo poi all’incendio delle carte scritte per mezzo di un malvagio lanciafiamme.
Il film già nel 1966 predice un futuro in cui tutto scorre secondo il piano della “grande famiglia” televisiva che detiene lo strapotere mediatico e priva le menti di qualsiasi riflessione sulle cose fornendo punti di vista e soluzioni alle situazioni, le quali altro non sono quello che qualcuno ha deciso di farci vedere (e qui è forte il riferimento a 1984 il libro di Orwell).
La legge brucia-libri scorre imperterrita fino a quando le opinioni non vengono contraddette o perlomeno  messe in dubbio, infatti Clarisse vicina di casa di Montag pone al pompiere una serie di domande sul suo lavoro, insinua incertezze sulla sua professione e sulla crudeltà che persegue in forte contrasto con la sua sensibilità.
Certi dilemmi sono utili a far in modo di cercare riposte, non certo con l’ausilio di metodologie di linguaggio direttivo, ma semplicemente lavorano dentro di sé. Montag comincia a leggere di nascosto e le vite di cui si dice nei romanzi divengono lo strumento per disincantarsi dalle convinzioni limitanti. L’uomo si ritrova e abbandona il sistema in cui era intrappolato scoprendo che dietro ogni libro c’è un uomo che ha scritto e ci sono le persone con le loro storie.
Lucia Manco

 

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