lunedì, 25 settembre, 2017

Cinema di Strada

Frankenweenie (Ita) il Corto di Tim Burton del 1984 (integrale)

Correva l’anno 1984 e l’allora ventiseienne Timothy William Burton consegnava alla Disney il suo secondo cortometraggio intitolato Frankenweenie il cui plot di base era analogo a quello dell’odierno lungometraggio omonimo. All’epoca al corto, che la Disney voleva affiancare alla riedizione di Pinocchio, venne assegnato un PG (visione consentita ai minori solo se accompagnati) e il film venne fermato e agganciato l’anno successivo alla proiezione per la Gran Bretagna del decisamente meno interessante Baby – Il segreto della leggenda perduta. Oggi Burton torna a riproporcelo, sempre sotto bandiera Disney, facendone uno dei film più personali della sua ormai decisamente ampia filmografia.

Perché nelle vicende di Sparky e di Victor non c’è solo una rivisitazione nostalgica dei suoi primi passi nel mondo della settima arte. C’è molto di più. C’è la consapevolezza di un artista completo che torna all’animazione utilizzando il bianco e nero e la tecnica della stop motion, idea già accarezzata nel 1984 ma abbandonata per problemi di budget e lo fa in tempi di 3D imperante a proposito e (in più di un’occasione) a sproposito. C’è tutta la conoscenza del cinema e della letteratura horror di cui sappiamo ma trasformata magistralmente in qualcosa di profondamente diverso da una catena di citazioni ammiccanti. Perché è vero che la nipote dello scostante sindaco si chiama Elsa Van Helsing, che il professor Rzykruski ha le sembianze di Vincent Price, ecc, ecc, ma qui il piccolo scienziato Victor non è dominato dall’idea della scienza come strumento di potere (i suoi compagni di classe lo sono). Non crea una ‘Cosa’ senza nome. La sua creatura un nome ce l’ha e ce l’aveva anche prima. Si chiama Sparky, un essere che Victor vuole richiamare in vita per amore, per quella fusione di cervello e cuore che ha già in sé ancor prima che il professor Rzykruski la faccia diventare cosciente.
Il cinema di Burton si è sempre confrontato con la morte e con la diversità. Con Frankenweenie tocca uno dei vertici più alti della sua riflessione grazie all’apparente semplicità dell’assunto che ha alla propria base la profondità di ricerca di un regista che è tornato al vertice.

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