venerdì, 24 novembre, 2017

Cinema di Strada

L’ANNO PROSSIMO VADO A LETTO ALLE DIECI

 

L’anno prossimo vado a letto alle dieci

 

Regia, soggetto e sceneggiatura: Angelo Orlando

Fotografia: Luca Santini

Musiche: Roberto Ciotti

Montaggio: Pierluigi Leonardi

Nazione: Italia

Anno: 1994

Genere: commedia – azione

Durata: 95’

Cast: Angelo Orlando, Ricky Memphis, Marco Giallini, Luca Zingaretti, Valerio Mastandrea, Ninetto Davoli, Claudia Gerini

Produzione: Fulvio Lucisano per IIF e Vega International

 

 

 

La notte dell’ultimo dell’anno Rosario lascia la sua fidanzata Monica e si reca da un amico, Poldo, nel tentativo di farsi consolare. Quando Rosario arriva da Poldo questi lo accoglie con diffidenza perché stava attendendo una ragazza…

Tra il tragico, il comico, il surreale e il grottesco,un po’ ‘Tutto in una notte’ unito a alcune scene splatter provenienti dai fumetti di Andrea Pazienza, cui la pellicola è dedicata, con l’aggiunta di un bel manipolo di giovani attori pronti e in rampa di lancio. Con queste poche premesse il comico e regista Angelo Orlando nel lontano 1994 riuscì a confezionare i suoi primi 95 minuti di buon cinema uniti a suspense e azione, con trovate comiche degne delle pellicole d’oltre oceano e a un cast, con Ricky Memphis e lo stesso Orlando in testa, incapace di sbavare anche solo di una virgola. E’ sufficiente difatti che tutti si attengano alla perfezione al copione per strappare più di una semplice risata anche nel momento in cui la pellicola inizia a virare verso una deriva splatter. Completano la sceneggiatura alcuni monologhi ad effetto dell’ottimo Ninetto Davoli, che pare uscito da pochi minuti da un set di Pierpaolo Pasolini. Un film che nonostante la sobrietà con la quale è vestito e confezionato ebbe vita decisamente non facile in termini di distribuzione, causa alcune scene che lo spinsero verso il divieto per i minori di 14 anni. Un film fatto di idee semplici ma che però seppe catturare l’attenzione della critica e di Alberto Sordi che lo apprezzò moltissimo sdoganandolo dall’angolo nel quale rischiava di essere immeritatamente relegato.

Emilio Faivre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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